Benvenuti sul sito ufficiale di
Psicologia Subacquea
dott.ssa Lidia Porri
Questo sito è dedicato agli “Innamorati delle Profondità del Mare”, che desiderano immergersi nelle sensazioni e nelle emozioni suscitate dalla discesa sott’acqua nel sub: dalla passione per l’avventura alla scoperta dell’ignoto degli abissi attraverso la sfida del no limits, il sub si confronta costantemente con sè stesso, con la sua adrenalina e con le sue paure, col suo desiderio di andare oltre.
Fluttuando tra le bolle, nelle correnti e nella immensità delle acque marine trova l’essenza della libertà.
Ogni immersione nel Grande Blue è un tuffo in un’altra dimensione e un viaggio in un altro mondo, profondo, silenzioso e misterioso, dove ad ogni respiro ritrovare sé stesso nel contatto più autentico e puro con l’acqua e con la natura.
La Psicologia Subacquea è una branca applicativa della psicologia che studia i processi mentali, emotivi e comportamentali legati all’attività subacquea.
Analizza come l’ambiente sottomarino influenzi percezioni, emozioni, decisioni e prestazioni di subacquei sportivi e ricreativi, professionisti e militari.
Tematiche trattate:
Gestione dello stress e dell’ansia
L’ambiente subacqueo può generare ansia da immersione, claustrofobia, attacchi di panico improvvisi, stress legato alla profondità, alla mancanza di visibilità o all’attrezzatura.
A tal fine, la Psicologia Subacquea utilizza tecniche di controllo della respirazione, regolazione emotiva, concentrazione e prevenzione del panico.
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Quando scendiamo sott’acqua, tutto cambia: il corpo cambia, la mente cambia, le sensazioni e le emozioni cambiano. E la metamorfosi che avviene con l’immersione, comincia prima della discesa. Comincia nel momento in cui il subacqueo accetta di entrare in un ambiente che non è il suo ambiente naturale.
Non si tratta solo di passare dalla superficie alla profondità, dall’aria all’acqua, dalla terra al mare. Si tratta di entrare in una condizione fisica ed emotiva diversa. Sotto pressione, con il corpo cambiano il respiro, la percezione, il movimento, il modo di comunicare e perfino di sentire se stessi.
La subacquea, dunque, non è soltanto una tecnica. È anche un’esperienza psicologica. Il subacqueo non porta sott’acqua solo l’attrezzatura: porta con sé il proprio corpo, le proprie emozioni, il proprio modo di controllare, di fidarsi, di orientarsi, di reagire alla paura e alla bellezza.
Corpo e mente, abituati alla pressione, alla parola, alla velocità, al controllo visivo, e alla stabilità della terra, si trovano in un mondo che chiede qualcosa di diverso: presenza, attenzione, adattamento, fiducia. Un mondo che chiede di rimodulare se stessi in funzione dell’ambiente.
Per questo possiamo dire che l’ambiente sommerso è un ambiente psicologico. Non perché il mare sia semplicemente una metafora della psiche, ma perché modifica concretamente il modo in cui la psiche stessa funziona. In superficie il mondo conferma continuamente il nostro senso di padronanza. Sott’acqua questa padronanza viene sospesa. Ed è lì che si crea la premessa perché si sviluppi la paura: la fiducia nel proprio corpo è incerta.
La vista cambia. I colori si modificano. I suoni non orientano come sulla terra. I movimenti diventano più lenti. La mente deve ricostruire il mondo mentre lo attraversa. La pressione fa funzionare diversamente il corpo, che non ha più lo stesso peso, come un astronauta che volteggia nello spazio.
Questo è un fatto tecnico, ma anche psicologico. Quando cambia il modo di percepire, cambia anche il sentimento di sicurezza. Molte ansie iniziali nascono proprio da qui: non da un pericolo reale immediato, ma dalla difficoltà di adattarsi a un ambiente che modifica i riferimenti abituali.
Ad esempio, la visibilità ridotta può generare ansia. Ma può anche insegnare prudenza, vicinanza al compagno, attenzione agli strumenti, rispetto del ritmo.
E questo ha una ricaduta formativa. Il subacqueo maturo, esperto, non è colui che ha bisogno di vedere tutto in modo assoluto. È colui che sa stare anche dentro una visione parziale, mediata, non totalmente controllabile. La trasparenza perfetta è bella, ma non è sempre disponibile. La sicurezza nasce dalla preparazione tecnica, ma anche dalla capacità di stare dentro un margine di incertezza.
Questo vale anche per la vita psichica. Non vediamo mai noi stessi in modo assoluto. Anche la coscienza ha le sue acque, i suoi filtri, le sue zone limpide e le sue zone opache.
L’immersione ce lo fa vivere nel corpo: ogni visione profonda è sempre anche una visione mediata.
Un buon subacqueo non è semplicemente chi “usa la forza”. È chi sa fare meno. Sa rallentare. Sa respirare. Sa non irrigidirsi. Sa non sprecare movimento. Sa mediare con l’acqua e la profondità.
Sott’acqua il corpo agitato e troppo rigido, contratto, diventa un problema: consuma più aria, fatica a mantenere l’assetto, pinneggia scoordinato, sperimenta e comunica ansia. Al contrario, un corpo più regolato, che vive emozioni più regolate, diventa più sicuro, più libero, più efficace. Regolazione del movimento e dell’emozione non è finzione e falsità, un iper-controllo bon ton del subacqueo, ma viaggia all’unisono con calma, sicurezza e libertà.
Qui emerge una verità psicologica molto concreta: non esiste una separazione netta tra corpo ed emozione.
La paura può apparire come respiro corto, rigidità, fretta, bisogno di risalire, rabbiosa indisciplina. L’ansia può mostrarsi come agitazione, tensione, movimenti inutili. Il panico condurre al rischio dell’incidente, al pericolo, al gesto inconsulto, irrazionale e spregiudicato.
La fiducia, invece, spesso si vede nella fluidità: il subacqueo respira meglio, si muove meno, osserva di più, è calmo e rilassato.
La formazione subacquea dovrebbe aiutare il subacqueo a riconoscere i propri segnali corporei e i propri stati emotivi e a gestirli: come respiro quando sono tranquillo? Come respiro quando mi agito? Tendo a irrigidirmi? Muovo troppo le mani? Consumo molta aria perché sono in ansia? Mi vergogno di comunicare disagio? Perché sono stressato? Cosa posso fare per calmarmi?
Queste domande non servono a rendere il subacqueo più fragile. Servono a renderlo più consapevole. La sicurezza comincia spesso dal riconoscimento di un segnale piccolo, prima che diventi un problema grande.
Fattori cognitivi e fisiologici
L’immersione influenza i processi attentivi, la memoria, la capacità decisionale, la percezione del rischio.
Ad esempio, fenomeni come la narcosi d’azoto possono alterare il giudizio e il comportamento del subacqueo.
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L’immersione subacquea implica l’entrata in un ambiente che altera profondamente la percezione sensoriale ed il funzionamento cognitivo.
I sensi che guidano la nostra percezione del mondo, ed in particolare la vista, l’udito ed il tatto, subiscono cambiamenti significativi, che il cervello deve compensare ed interpretare.
Il primo senso ad essere alterato è la vista: miopia indotta, riduzione del campo visivo, alterazione dei colori sono tra i molteplici aspetti di cambiamento, a cui è soggetta la vista sott’acqua, aspetti che influenzano la psiche. La nostra mente elabora infatti gli stimoli visivi sott’acqua, innescando reazioni profonde, spesso associate a stati di meditazione o di intenso benessere, che possono giungere a volte fino a sensazione quasi ipnotiche.
La distorsione percettiva, dovuta alle leggi della fisica, comporta una modificazione della vista sott’acqua, per cui si verifica un fenomeno di ingrandimento e di percezione di vicinanza degli oggetti che appaiono più grandi del 33% e più vicini del 25%, di quello che sono nella realtà.
Questo ha implicazioni sugli aspetti psicologici: il cervello è costretto ad una ricalibrazione costante, portando l’attenzione completamente sul presente, sul qui ed ora, attuando una Mindfulness involontaria.
I cambiamenti relativi alla distorsione percettiva non sono, tuttavia, solo una questione di grandezza, ma anche di percezione del colore: a pochi metri di profondità iniziamo a perdere il rosso, poi l’arancione, il giallo e così via. Alla fine, tutto vira verso il colore blu verde, inducendo una sensazione di tranquillità, calma interiore e rilassamento.
Come la vista, anche per quanto riguarda l’udito ed il tatto, ovvero i sensi che guidano la nostra percezione del mondo, possiamo osservare alcune modifiche significative, che il cervello deve interpretare e compensare. I suoni si propagano ad una velocità 4,5 maggiore rispetto alla superficie con una perdita di direzionalità, che genera sensazioni di isolamento e introspezione. Questo cambia radicalmente la “psicologia dell’ascolto”, poiché il nostro cervello non è abituato a tale velocità di propagazione del suono ed ha difficoltà a localizzarne la direzione e la fonte. Un rumore, ad esempio il motore di una imbarcazione, può sembrare provenire da dietro, mentre in realtà è laterale. Questa confusione nella percezione direzionale può essere disorientante, soprattutto in immersioni profonde o notturne.
In immersione, non è solo il corpo a doversi adattare all’ambiente sommerso, ma anche la mente.
Esplorare il mondo subacqueo non è solo un’esperienza fisica fortemente coinvolgente, ma anche uno “stress test” per il nostro cervello. Quando scendiamo sott’acqua, le nostre funzioni cognitive devono adattarsi a un ambiente estraneo che altera profondamente il modo in cui elaboriamo le informazioni. In particolare, l’attenzione e la memoria cambiano una volta immersi.
Per quanto riguarda l’attenzione, sott’acqua, essa subisce questi fenomeni principali, quali la restrizione del campo attentivo, un aumento del carico cognitivo ed una limitata capacità di risposta di elaborazione.
Una delle prime funzioni a risentire delle condizioni subacquee è la memoria di lavoro, ovvero la capacità di mantenere e manipolare le informazioni a breve termine. Questo accade perché il cervello è occupato a gestire la termoregolazione, l’assetto e la respirazione. In profondità, la pressione, la narcosi d’azoto e la ridotta disponibilità di stimoli familiari possono interferire con questa funzione. Azioni semplici come ricordare una sequenza di segnali, gestire un piano di immersione o mantenere il controllo dell’assetto diventano più difficili, soprattutto quando si aggiunge stress o si è sottoposti a un carico cognitivo elevato. E’ per questo che alcuni subacquei, anche esperti, possono dimenticare appena ricevute o compiere errori clamorosi e banali appena sotto il livello di coscienza.
Per questo motivo occorre adottare STRATEGIE CHE AIUTANO A FISSARE NELLA MENTE LE ABILITA’ SUBACQUEE, RENDENDOLE QUASI AUTOMATICHE. La pressione parziale dell’ossigeno (PO2) elevata e l’assorbimento di gas inerti cambiano la neurochimica sinaptica. Non si tratta di un sub distratto, ma della sua biologia che sta navigando in ambiente iperbarico.
Infatti, non è solo l’acqua in sé a cambiare le funzioni cognitive, ma la fisiologia della profondità. Un altro fattore critico che può compromettere le funzioni cognitive è l’IPOSSIA, ovvero la carenza di ossigeno nei tessuti, compreso il cervello, che comporta un rallentamento del pensiero. Questo può accadere in apnea ma anche quando il subacqueo trattiene il fiato troppo a lungo o consuma rapidamente l’aria per ansia e fatica.
Dinamiche relazionali
Nelle immersioni in gruppo o in coppia sono fondamentali per la sicurezza del subacqueo aspetti legati alla comunicazione non verbale, lo sviluppo di fiducia reciproca, leadership e gestione delle emergenze.
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Sott’acqua, la sicurezza è una questione di preparazione e di attrezzatura, ma non solo: conta tanto anche la qualità dell’invisibile legame che unisce due subacquei, soprattutto nei momenti di ansia e di difficoltà.
A differenza del palombaro e del sommozzatore classico, pionieri della Subacquea d’altri tempi, che si immergevano in solitaria negli abissi, camminando goffamente sui fondali, oggi la Subacquea è un’attività sociale.
Dalla dimensione gruppale tipica del Diving Center, che sollecita a momenti di aggregazione e di socializzazione, alla regola d’oro del “Sistema Coppia” o “Buddy System”, l’aspetto relazionale va inquadrato all’interno di una condizione imprescindibile: il subacqueo è pressochè obbligato dalla didattica, proposta dalle scuole di formazione riconosciute (PADI, SSI ecc.), ad osservare il “Sistema Coppia”, ossia procedure tendenti alla mutua assistenza ed alla costante comunicazione, attraverso gesti codificati, delle proprie condizioni. Il Buddy, il compagno di immersione, è una persona che, pur avendo una funzione di aumento della sicurezza e diminuzione dei rischi, è un elemento con connotati di natura relazionale: il compagno deve essere lo stesso per tutta la durata dell’immersione e viene scelto, oppure assegnato dall’istruttore, durante il briefing.
Alla luce dell’importanza della componente relazionale sia nel “Sistema Coppia” che nella dinamica di gruppo subacqueo, l’orientamento teorico che appare più funzionale per trattare tali aspetti è l’approccio Sistemico-Relazionale. Dalla Psicoterapia Familiare fino alla Subacquea, il concetto di “sistema” trova infatti la sua massima espressione ed applicazione nel Sistema Coppia (Buddy System), che è molto più di una semplice regola di sicurezza scritta sui manuali: è una vera e propria unità, una simbiosi psicologica e operativa tra due persone in un ambiente in cui l’essere umano non può sopravvivere da solo.
In questo contesto, la coppia subacquea non è semplicemente la somma di due individui che vanno sott’acqua insieme, ma un’entità unica in cui il comportamento, l’ansia, la sicurezza e la comunicazione di uno influenzano direttamente (e sono influenzati da) l’altro. Quando ci si immerge, la sicurezza non è data dalla somma matematica delle capacità di due singoli subacquei, ma dall’efficacia della loro interazione e dalla qualità della loro relazione.
Così, l’ansia di uno può essere alimentata da un atteggiamento giudicante o troppo controllante dell’altro, creando un circolo vizioso. Viceversa, un buon compagno d’immersione può fungere da “regolatore emotivo” esterno: la sola presenza di un subacqueo calmo può prevenire o gestire il panico del compagno ansioso, migliorandone la gestione delle emozioni. Così Se il Buddy A consuma aria rapidamente a causa dello stress, la durata dell’immersione del Buddy B si riduce automaticamente, dove i singoli si influenzano reciprocamente all’interno di un’unità dinamica che evolve e cambia congiuntamente, prima durante e dopo l’immersione.
Sott’acqua la comunicazione cambia. Non si possono fare discorsi, chiedere rassicurazioni. La parola, perduta in superficie, lascia spazio al gesto, allo sguardo, alla distanza, al contatto, ai segnali convenuti.
Tramite i loro neuroni a specchio, i subacquei “leggono” ed interiorizzano lo stato emotivo altrui in modo amplificato, contagiandosi vicendevolmente se sperimentano uno stato ansioso: se il tuo Buddy spalanca gli occhi, si muove in modo sconnesso e agitato, respira freneticamente, il tuo sistema nervoso interpreterà quegli stimoli come un pericolo imminente, innalzando il tuo livello di stress anche se non c’è una minaccia reale. D’altra parte, grazie ad un processo di co-regolazione e sintonizzazione emotiva congiunta, un Buddy che mantiene movimenti fluidi, un contatto visivo solido e un ritmo respiratorio lento funge da vero e proprio “ancoraggio emotivo”. La sua calma ed il suo sguardo accogliente può contribuire a disinnescare l’inizio di un attacco di panico nel compagno. Un compagno attento rassicura anche senza parlare. Un compagno distratto può inquietare anche se non fa nulla di tecnicamente sbagliato. Sott’acqua la fiducia passa attraverso segni minimi: uno sguardo, un “ok”, una vicinanza mantenuta, un gesto calmo.
In un ambiente iperbarico, dove la sopravvivenza dipende dall’altro, un conflitto non gestito o latente sott’acqua, in una coppia conflittuale tra Buddies competitivi, che agisce la lotta di potere per dimostrare abilità e superiorità, si trasforma istantaneamente in un moltiplicatore di rischio e di criticità. I valori che dovrebbero ispirare gli “Innamorati del Blue” sono piuttosto solidarietà, aiuto e supporto reciproco, amore per il mare e passione per la profondità, la Subacquea nella sua spiritualità: siamo subacquei che aiutano altri subacquei, soprattutto nella gestione dei momenti di pericolo, emergenza e di difficoltà.
Aspetti motivazionali e legati al benessere
Molti subacquei riportano quali motivazioni all’immersione: sensazioni di flow, aumento dell’autostima, effetti antistress, il raggiungimento di una connessione profonda con l’ambiente naturale. Alcuni studi collegano l’immersione subacquea a benefici simili a quelli osservati nella pratica della rilassamento.
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I possibili effetti terapeutici della Subacquea
Per comprendere i possibili effetti terapeutici della Subacquea ed il senso della scelta di una proposta formativa in Psicologia Subacquea che insieme alla teoria prevede anche l’esperienza in acqua, occorre chiarire un punto preliminare.
L’immersione non agisce soltanto sulla cognizione, cioè sul pensiero, sull’attenzione, sulla memoria, sulla decisione o sulla valutazione razionale del rischio. Agisce prima ancora su un livello più originario: quello percettivo-sensoriale, corporeo, interocettivo ed emozionale.
Sono fondamentali, anzi indispensabili, la cognizione ed il contenuto, nella Subacquea come metafora esistenziale e, di conseguenza, nella esperienza formativa che propongo in Psicologia Subacquea. Ma la cognizione non nasce nel vuoto.
La peculiarità della Subacquea e l’aspetto distintivo di questo approccio formativo è che ci immergiamo attraverso il piano percettivo-sensoriale-corporeo-emotivo, a partire dalla superficie a terra fino in acqua in profondità.
Il pensiero si innesta sempre su un organismo già coinvolto, già attivato, già impegnato a percepire, respirare, orientarsi, proteggersi, adattarsi. Prima di dire “ho paura”, “sono tranquillo”, “mi sento sicuro” o “non ce la faccio”, il corpo ha già cominciato a rispondere.
Il respiro va in affanno, il tono muscolare cambia, l’attenzione si restringe, il cuore accelera, la pelle registra il freddo, la pressione, il contatto dell’acqua, la presenza dell’attrezzatura sulla schiena. Mente e corpo sono due lati della stessa medaglia, ma il primo lato a sentire l’esperienza è quello corporeo!
La pratica subacquea è particolarmente interessante proprio perché coinvolge simultaneamente questi livelli profondamente rilevanti per la vita psicologica: percezione, corpo, interocezione, emozione, senso di sicurezza, relazione, limite.
Il soggetto non si limita a pensare l’immersione: la sente, la vive. Vede diversamente, ascolta diversamente, respira diversamente, percepisce diversamente il proprio corpo e il proprio rapporto con l’ambiente. L’immersione modifica le condizioni stesse dell’esperienza, e proprio per questo può incidere in profondità sul modo in cui il soggetto costruisce sicurezza, fiducia, allarme, orientamento o paura.
Non basta dire al soggetto: “Non c’è pericolo”, “l’attrezzatura funziona”, “la procedura è semplice”, “devi solo stare calmo”. Queste frasi possono essere vere, ma non sempre raggiungono il livello in cui la paura si è attivata.
La sicurezza deve diventare esperienza incorporata. Va vissuta, sperimentata, accompagnata da una figura protettrice e generatrice di sicurezza.
Il corpo deve imparare a familiarizzare con l’acqua, con la maschera e con la sua assenza, con l’erogatore, con il respiro mediato, con l’assetto, con la presenza del compagno, con i segnali, con la possibilità di fermarsi, respirare, pensare e risolvere.
Quando questo accade, il soggetto non pensa soltanto “sono al sicuro”. Comincia a sentirlo. E’ allora che il respiro torna calmo, le emozioni regolate, il corpo sente rilassamento e la mente sicurezza. E’ lì che la procedura e la regola non sono più un’informazione teorica ed astratta, ma una parte di sé, un automatismo acquisito, fatto proprio, tramite corpo ed emozione.
L’immersione allora può divenire quella magica condizione che consente di volare avvolti nell’acqua, fluttuando in quella estasi spirituale e quasi trascendentale che ogni subacqueo cerca in fondo al mare.
Un Sub si confida: “la Subacquea ti conduce in un mondo sommerso dove puoi immergerti in te stesso. Il suono del tuo respiro, il contatto con l’acqua, il freddo ti portano a ritrovare te stesso, a sentire le emozioni, la rabbia, la gioia, la paura, la vita. Senti e ritorni alla parte più profonda di te, al tuo corpo attraverso il respiro e all’equilibrio con la tua mente”.
È in questo circuito di sensazione-percezione-emozione-cognizione che la subacquea può assumere un valore psicologico profondo.
Non perché il mare sia terapeutico in modo automatico. Non perché l’immersione sostituisca un percorso clinico. Ma perché l’ambiente sommerso crea condizioni particolari in cui il soggetto può incontrare il proprio corpo, le proprie emozioni, il proprio rapporto con il limite e la propria capacità di regolazione.
Solo su questa base diventa possibile interrogare, con prudenza e rigore, la dimensione più propriamente terapeutica o para-terapeutica della pratica subacquea.
Grazie all’Amico e Collega Donato Santarcangelo per aver condiviso con me questi pensieri essenziali a dare senso, significato ed emozione a questa esperienza.
Finalita’ e ambiti di applicazione
La maggior parte degli incidenti subacquei non è dovuta solo a problemi tecnici, ma al FATTORE UMANO: ciò significa che tra le principali cause dei decessi per incidenti subacquei vi sono gli errori umani, una cattiva gestione dello stress e decisioni impulsive.
La Psicologia Subacquea aiuta ad aumentare la sicurezza, a migliorare le prestazioni, a rendere l’esperienza dell’immersione più consapevole e positiva e soprattutto contribuisce a PREVENIRE GLI INCIDENTI SUBACQUEI.
I principali ambiti di applicazione della Psicologia Subacquea riguardano:
- La formazione di subacquei ricreativi (es. corsi PADI, SSI ecc.)
- Addestramento professionale e militare
- Subacquea Tecnica e Profonda
- Apnea Sportiva
- Riabilitazione nell’ambito della disabilità e Psicoterapia in ambiente acquatico
La Psicologia Subacquea può trovare un’utile applicazione al fine di migliorare:
- La preparazione mentale di sub tecnici
- La gestione dell’ansia da immersione
- De-breifing post- incidente
- Team building per istruttori
- Supporto ad apneisti
Chi e’ lo psicologo subacqueo
Lo Psicologo Subacqueo possiede una competenza specifica altamente specialistica, in quanto unisce una formazione accademica in psicologia con capacità tecniche ed esperienza diretta nel mondo della subacquea. In particolare, per divenire Psicologo Subacqueo in Italia è necessario seguire un percorso di nicchia, che comporta il possesso dei seguenti titoli di studio ed esperienza sul campo nell’ambito dell’attività subacquea:
- Formazione Psicologica (Obbligatorio)
- Laurea Magistrale in Psicologia
- Tirocinio Post Lauream
- Superamento dell’Esame di Stato e Abilitazione all’esercizio della Professione Psicologica
- Iscrizione all’Ordine degli Psicologi
- Formazione Subacquea certificata (Obbligatorio)
Lo Psicologo Subacqueo deve sapersi immergere. E’ fondamentale che egli sia un subacqueo attivo, non solo teorico, avendo acquisito i brevetti subacquei rilasciati da organizzazioni come PADI, SSI, CMAS, con i titoli almeno fino al livello Rescue/Divemaster/Istruttore Subacqueo attraverso il seguente percorso, che consenta di comprendere e gestire pienamente le sensazioni e le criticità fisiche/mentali dell’ambiente sommerso:
- Open Water Diver
- Advance
- Rescue Diver
- (eventuale) Divemaster e Corso Istruttore
- Master e Corsi di Perfezionamento in Psicologia dello Sport, Psicologia dell’Emergenza, in Tecniche di Gestione dello Stress
Non esiste ancora una scuola ufficiale di” Psicologia Subacquea” riconosciuta come specializzazione autonoma. Tuttavia, è utile orientarsi verso corsi di perfezionamento e master nelle seguenti discipline:
– Psicologia dello Sport
– Psicologia dell’Emergenza
– Psicofisiologia
– Tecniche di Gestione dello Stress
– Tecniche di Rilassamento, Training Autogeno, Mindfulness
4) Esperienza specifica sul campo in ambito Subacqueo
E’ fondamentale poter dimostrare:
- collaborazione con centri di immersione e diving
- lavorare con subacquei tecnici, professionisti e/o militari
- esperienza subacquea solida di minimo 2-4 anni
Questa figura professionale si occupa della gestione dello stress, dell’ansia, delle dinamiche di coppia e di gruppo nel diving e, in alcuni casi, utilizza la subacquea come strumento di riabilitazione.
Psicoterapia Subacquea
In particolare, l’attività subacquea favorisce il rilassamento e la distensione a livello muscolare, grazie al potere calmante dell’acqua e della respirazione lenta e controllata. Tale condizione di rilassamento, indotta dall’effetto avvolgente e protettivo dell’acqua sul corpo e dal silenzio dell’ambiente sottomarino, riduce lo stress ed il sovraccarico sensoriale. L’assenza di gravità diminuisce le tensioni muscolari e consente il rilascio di endorfine, gli ormoni del benessere e del piacere.
Grazie all’attività subacquea viene favorito l’apprendimento di una respirazione controllata e consapevole: sott’acqua è necessario respirare lentamente e profondamente per ottimizzare il consumo di aria e mantenere l’assetto neutro. Questo tipo di respirazione corrisponde a quanto viene indicato da alcune tecniche di rilassamento, come ad esempio il training autogeno e la mindfulness. Ciò rende la subacquea un contesto di apprendimento utile e funzionale per chi soffre di ansia e di attacchi di panico.
E’ possibile inoltre attivare percorsi consulenziali e psicoterapici individuali per coloro i quali avessero vissuto un’esperienza traumatica a seguito di incidenti subacquei e/o avessero sviluppato un disagio emotivo, come ad esempio stress, disturbi d’ansia, attacchi di panico, PTSD ecc., in riferimento al mondo sommerso e ai suoi risvolti, al fine di ritornare a vivere serenamente l’immersione.
Corso di formazione in Psicologia Subacquea
2da edizione: 30-31 Agosto 2026
Lo scopo del corso consiste nell’aiutare a comprendere come la mente funziona e si trasforma sott’acqua, al fine di migliorare la consapevolezza di sé durante le immersioni, aumentare la sicurezza personale e del gruppo, gestendo in modo più ottimale le situazioni di rischio, comprendere meglio le reazioni mentali in immersione al fine di migliorare la performance e la gestione delle emozioni.
Dott.ssa Lidia Porri
Dott.ssa Lidia Porri, psicologa psicoterapeuta con formazione sistemico relazionale e mediatrice familiare, coordinatrice genitoriale, esperta in Psicologia Giuridica e CTP.
Esperta in Psicologia Subacquea, Divemaster PADI dal 1996, Socia SIMSI e Socia del Diving Sub Now dal 1995. Ha al suo attivo a partire dal 1988, anno di battesimo del sub, più di 1000 immersioni. Docente in Master di Mediazione Familiare ed esperta e formatrice di Trainers del Programma Antistress.
